American Sniper

gennaio 07, 2015 / by / 0 Comment
REVIEW OVERVIEW
8

Good

Clint Eastwood e Bradley Cooper realizzano una credibile e interessante storia americana, fatta di pregi e (ovviamente) di difetti

Quando un film parla di guerra (ed è soprattutto americano) c’è sempre motivo per parlarne, e “American Sniper” non è da meno. Storicamente il cinema americano si è espresso in maniera eccellente nella sua critica, basti pensare al Vietnam, che ha “causato” pellicole del calibro di “Apocalypse Now” e “Full Metal Jacket“, senza dimenticare le recenti scosse che ha provocato la guerra in Afghanistan e Iraq (vedi il capolavoro “The Hurt Locker” e “Zero Dark Thirty“). E il lavoro di Clint Eastwood dove si colloca?

La sua opera racconta la storia del più letale cecchino della storia americana, Chris Kyle (Bradley Cooper), da quando era bambino fino all’età adulta, attraverso un percorso che lo ha portato al matrimonio con Taya (Sienna Miller) e, soprattutto, a intraprendere la carriera militare per difendere la sua patria. Da questa dichiarazione fatta dallo stesso protagonista si capisce benissimo qual è l’intenzione e la direzione che il film vuole prendere.

E’ necessario prima di tutto contestualizzare l’opera. E’ tratta dalla biografia dello stesso cecchino, fortemente voluta da Bradley Cooper e girata da un repubblicano (anche se critico) come Clint Eastwood. Anche se in passato il regista ci aveva raccontato attraverso i suoi film che gli eroi non esistono, in questo caso egli presenta sullo schermo proprio un eroe, con una regia precisa, fatta di conti campo/controcampo che veicola perfettamente il suo messaggio.

Eastwood non critica la guerra in sè e nemmeno la guerra in Iraq. Mi trovo in forte disaccordo sul fatto che questa storia potrebbe essere a-temporale, con i terroristi che potrebbero essere sostituiti da qualsiasi nemico per impersonare il Male. Non è così. Bisogna guardare questa storia con l’occhio americano: il paese più potente ed evoluto al mondo era appena stato colpito al cuore con la strage dell’11 settembre.  Non è casuale che il film rievochi questo momento e che coincida con la vera svolta di Kyle, che trova il suo scopo per vivere.

Proprio per questo non si parla dell’orrore della guerra in stile Coppola, ma si tratta semplicemente della cronaca della storia di un eroe americano contro il nemico terrorista. Tant’è che il film inizia con quella che molti erroneamente potrebbero considerare la scena più intensa: Kyle che mira una donna e un bambino sospetto. Eastwood è subito chiaro e netto nel suo mettere in scena la sua idea di cinema.

1412350311_bradley-cooper-zoomProprio questa chiarezza e semplice messa in scena è in fondo il vero limite del film. Tutto viene lasciato allo spettatore, non si arriva mai ad indagare la guerra nella sue essenza, se non per Chris, che allo stesso modo non arriva mai a chiedersi davvero se quello che fa è giusto. Anzi tutto risulta abbastanza stereotipato anche dalla presenza di questo temibile cecchino nella schiera dei nemici.

Prima di concludere ci terrei però a sottolineare il ruolo di Bradley Cooper. Non ho più dubbi sul fatto che ci troviamo di fronte a uno dei più versatili e talentuosi attori in circolazione. Il suo impegno non solo fisico (impressionante) ma anche psicologico è da lasciare a bocca aperta. La sua interpretazione trasmette l’immenso rispetto con cui ha trattato questa storia e il suo personaggio, tanto che gli amici di Kyle, che hanno collaborato con Cooper, hanno affermato che sembrava di sentire la presenza di Chris nell’aria.

American Sniper” credo debba essere considerato un buonissimo film di intrattenimento, in grado di tenere lo spettatore incollato allo schermo, oltre ad essere (probabilmente) di grande significato emotivo per un pubblico americano. Da non americano credo sia limitato e un po’ povero se vogliamo considerarlo una pellicola per riflettere: un film di guerra, non sulla guerra insomma.

A cura di Matteo Palmieri

 

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