Birdman

febbraio 13, 2015 / by / 0 Comment
REVIEW OVERVIEW
9

Great

Uno dei film più intelligenti e disturbanti degli ultimi anni, il tutto sfruttando con genialità il genere "supereroi"

Sono ancora senza parole da quando sono uscito dalla sala. Vedere film come “Birdman” oggi non capita tanto di frequente. Film furbo, intelligente, registicamente molto audace, “Birdman” sfrutta il suo personaggio e la sua storia per non solo farci riflettere sul suo vissuto, ma anche sul cinema stesso, raggiungendo momenti veramente geniali.

Protagonista di questa storia al limite del surreale è Riggan Thompson (Michael Keaton), una oramai ex celebrità di Hollywood, conosciuto più che altro per aver recitato come il supereroe Birdman. Per rilanciare la sua carriera e la sua immagine, Riggan realizza uno spettacolo teatrale  tratto da un’opera di Raymond Carver. Tra imprevisti e anteprime più o meno riuscite Riggan proverà a trovare veramente se stesso…

Niente è casuale in “Birdman“. Devo ammettere che raramente mi è capitato di vedere un film così intelligente e sottile, scritto in maniera sublime e, se possibile, ancor meglio girato. Il viaggio che Inarritu compie tra teatro (i primi 20 minuti sembrano proprio una messa in scena teatrale) e cinema è realizzato creando l’illusione di un unico piano sequenza, intervallato solo da 2 stacchi evidenti. Lo spettatore è letteralmente trasportato dalla camera dentro il mondo di Riggan.

Anche la scelta dei 3 protagonisti non è frutto del caso. Michael Keaton è colui che ha interpretato per primo l’Uomo Pipistrello nel “Batman” di Tim Burton, film che ha dato il via a un filone che oggi la fa dà padrone al box office. Edward Norton (spalla a dir poco eccezionale) è stato uno sfortunato Hulk ed Emma Stone è la Gwen Stecy dei rivedibili The Amazing Spiderman.

Ma veniamo al dunque…perchè Birdman? Perchè un supereroe? Questo personaggio diventa un mezzo di riflessione sul cinema contemporaneo, su un genere, sulla carriera di una celebrità (che non è un attore necessariamente come scrive lo stesso Inarritu) e sullo smarrimento di un uomo.

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Non sono riflessioni scontate quelle sui primi tre temi, perchè è indubbio che in molti si chiedano quale “cittadinanza” abbiano, effettivamente i film supereroistici nel mondo del cinema. La posizione del film non è netta, ma forse non è neanche quello lo scopo, ciò che conta è il dramma personale di Riggan, costantemente e ripetutamente messo sullo schermo (e nelle orecchie da una colonna sonora quasi disturbante).

Ed è proprio nel suo incedere, nel suo non dare spazio a momenti di pausa e nel suo essere surreale che “Birdman” si esalta, ma al tempo stesso a volte disturba e, forse, potrebbe far storcere il naso. Personalmente faccio parte della prima schiera ma non posso escludere che possa risultare anche pesante per qualcuno o che addirittura possa essere ritenuto a volte un puro esercizio di stile.

Da “Adaptation“, passando per “Synedoche New York“, sono sempre rimasto affascinato dai film metacinematografici, che ci fanno riflettere su ciò che sia il cinema dal suo interno. “Birdman” è un’altra grande pagina del genere, non forse a livello dei capolavori citati, che mi ha stimolato molto intellettualmente, ma che non è riuscito a toccarmi fino in fondo come accaduto per “Boyhood“. Forse è questo il suo più grande difetto.

A cura di Matteo Palmieri

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