Boyhood

novembre 07, 2014 / by / 0 Comment
REVIEW OVERVIEW
9

Great

Un'autentica perla, un'idea che probabilmente farà storia, ma soprattutto un film incredibilmente bello

Boyhood” è la dimostrazione di come la semplicità, unita all’audacia delle idee, possa creare qualcosa di nuovo ed entusiasmante. In un cinema fatto di intellettualismi, drammi, supereroi e mostri è essenziale ogni tanto ritornare a quella dimensione quotidiana, “reale” e non forzata: l’ultimo lavoro di Richard Linklater è quindi ben di più che un semplice period movie.

“Boyhood” ci racconta la storia di Mason Evans (Ellar Coltrane), che vive con la madre Olivia (Patricia Arquette) e la sorella Samantha (Lorelei Linklater) lungo 12 anni della sua vita, dalla sua infanzia fino all’arrivo al college. Senza eccedere in sentimentalismi o momenti ecclatanti, il film ci presenta una sequenza di momenti quotidiani che ciascuno di noi potrebbe vivere, presentando problemi e ostacoli che non si discostano mai dall’ordinario.

L’idea di seguire realmente un personaggio per 12 anni (operazione analoga nella storia del cinema era stata fatta solo da Francois Truffaut) è solo l’apice di un progetto geniale dalla sensibilità francamente unica nel panorama cinematografico attuale. Il grandissimo merito del regista è quello di aver costruito una storia che non si fossilizza sui personaggi e sui loro sentimenti, non ne dà una visione monodimensionale e ha il coraggio di mostrare corpi e menti che invecchiano e cambiano.

Senza esagerare coi trionfalismi, Linklater realizza uno dei grandi sogni che accompagnano il cinema fin dalla sua nascita: rappresentare il reale. Tale opera, proprio per questa sua natura, fa riflettere sul tema del tempo, su come esso agisca non solo sull’uomo, ma anche sulla società. E’ interessante osservare i cambiamenti non solo dei personaggi, ma anche del loro modo di comunicare, di rapportarsi con i genitori e i loro coetanei, gli interessi e i problemi.

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Tutto questo è condito da interpretazioni maiuscole. Oltre al protagonista, al suo primo vero film in una parte importante, e alla credibilissima Patricia Arquette, mi ha molto colpito il ruolo di Ethan Hawke (il padre del ragazzo), per la sua freschezza, sincerità e sentita consapevolezza degli errori e delle fortune che la vita gli ha concesso, nonostante non sia un personaggio esattamente perfetto.

“Boyhood” mi ha conquistato, mi ha emozionato e sorpreso come raramente accade nel cinema contemporaneo. E’ una perla assoluta, che chiunque dovrebbe vedere e rivedere, anche perchè è difficile trovare un ritmo così incalzante e convincente in un film di quasi 3 ore.

A cura di Matteo Palmieri

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