Intervista: Casa Del Mirto

maggio 06, 2012 / by / 0 Comment

Cominciamo parlando dall’album 1979: come mai avete scelto una foto personale come copertina del disco?

MARCO: 1979 è un disco autobiografico, è il custode del mio passato. Sentivo il bisogno di ripercorrere la mia vita, per ricordarmi da dove vengo e per capire in che direzione mi sto muovendo. La foto, che ritrae me assieme a mia madre, è uno dei tanti flashback contenuti nel disco.

Cosa significa per te, Marco, fare musica glo-fi? E’ possibile, oggi come oggi, fermarsi a catalogare artisti per generi? Non si rischia di perdere qualcosa?

MARCO: Secondo me non significa niente. Tutte le produzioni recenti, se suonano lo-fi, vengono catalogate come glo-fi/chillwave. Senza preoccuparsi se il disco è rock o di musica elettronica. Ci sono più nomi di generi che generi effettivi. Conosco persone che comperano dischi senza neanche ascoltarli, solo perché una recensione li etichetta come glo-fi. Poi li ascoltano per qualche secondo e, alla fine, li cancellano. In questo modo si perde il senso critico di chi ascolta musica, si annullano i suoi parametri di giudizio e si comperano i dischi che ci dicono di comperare. Una volta si leggevano meno recensioni, si andava al negozio di dischi e si ascoltavano le novità. Ora è più semplice ottenere un disco, ma è anche per questo motivo che ci ritroviamo con 50 dischi alla settimana da ascoltare e zero tempo. Cosa ci rimane?

Per definizione, è preferibile fruire l’hypnagogic pop in locali intimi piuttosto che su grandi palchi perchè l’essenza della musica rischia di disperdersi. Sei d’accordo?

MARCO: Sì, l’80% dei gruppi etichettati come ipnagogici hanno delle sonorità e dei mood più adatti a dei piccoli locali. Perderebbero il loro ‘carattere’ se suonassero in spazi aperti e con troppa gente. Inoltre è molto importante che i musicisti siano vicini al pubblico. Non so se questo valga anche per noi, il più delle volte il nostro pubblico si piazza in fondo al locale. Spero sia solo per i volumi!

Con Mashhh! Records state portando avanti un progetto ambizioso e originale, che brilla di luce propria. Avete celebrato il ritorno della musicassetta, ormai puro feticcio, ma il vostro non è un semplice inno al vintage, quanto una riappropriarsi di validi strumenti (o qualcosa di simile…), giusto?

MARCO: Inizialmente la cassetta è stata solo un capriccio, ma quando abbiamo ascoltato 1979 su questo supporto, ci è sembrato di sentire un vecchio disco. Ci sono sonorità che meritano di essere impresse su nastro, altre invece risulterebbero meno credibili. Siamo attratti da tutto ciò che è vintage, il nostro studio infatti è pieno di strumenti e macchinari datati (molti nemmeno funzionano). Il disco dei Dance for Burgess lo abbiamo registrato interamente su bobina, ma per quanto riguarda Casa del Mirto usiamo il computer. Alcune volte esportiamo le tracce di synth su cassetta per poi riportarle sul mac, ma solo quando ci serve quel suono particolare.

È innegabile però, che il web sia molto più immediato, dunque che rapporto ha “Casa del Mirto” con il download sulla rete? e che rapporto ha con gli EP?

MARCO: Siamo soliti raccogliere tutto il materiale che non finisce su disco per compilare degli EP. Ci piace regalare la musica, senza preoccuparci del fatto che magari per fare una traccia abbiamo impiegato un mese. Vengono scaricati regolarmente e ci fa piacere. Ci fa anche ridere l’idea che un EP nato a Trento, venga ascoltato subito dopo in Canada o in Australia. Una parte di noi, in un certo senso, sta girando il mondo.

E’ doppiamente innegabile anche una forte crisi discografica, che però, a mio parere, non coincide con la crisi della musica (in Italia). Anzi, vi è un grande fermento nel sottobosco musicale italiano, lo confermi anche tu come musicista e produttore?

MARCO: La crisi discografica e il crollo delle major ha reso più liberi e stimolati i musicisti. Oggi è anche molto più facile registrare un album e farlo ascoltare a tutto il mondo, internet ci ha dato una mano in questo. Il problema è che mancano filtri, quindi ci capita di ascoltare proprio tutto, dalla produzione straordinaria al “brano” composto dal ragazzino che ha appena scaricato Ableton Live. In Italia qualcosa sta cambiando, ci sono un sacco di gruppi validissimi e la cosa fa davvero piacere.

Hai già in mente qualche progetto per il futuro de “Casa del Mirto”?

MARCO: Stiamo finendo di registrare “The Nature”, un disco che vede la collaborazione di Former Ghosts e gli Hot Sex and High Finance. L’uscita è prevista per quest’estate, ma non so dirti quando di preciso. Dipende da quanto impieghiamo a missarlo (siamo diventati molto pignoli, forse troppo!). Le sonorità sono un po’ cambiate, ma non posso dire altro altrimenti Gigi (socio in Mashhh! Records e bassista in CDM) mi taglia le gambe!

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