Eleven Anthems: Gli 11 dischi per un’estate a base di lomo e canotte
SUMMER LOVE
Con l’estate ormai sopra le nostre teste abbiamo deciso di dedicare Eleven Anthems all’intrattenimento al tempo del caldo tropicale. Undici dischi rigorosamente selezionati per un estate in shirts in giro per festival o per qualche pellegrinaggio con mete semi-sacre, un viaggio alla scoperta della nuova e più ricercata musica in circolazione.
Hot Chip – In Our Heads
Dopo il capolavoro introspettivo del 2010 intitolato “One Life Stand”, i londinesi tornano a farsi sentire con la solita classe. Ormai completamente certi dell’impossibilità di etichettarli possiamo andare oltre e valutare l’impatto emotivo di certi pezzi: perfetti per cullare un’acuta solitudine o per qualche passeggiata sotto un acquazzone. Ma c’è anche il modo di festeggiare grazie a trombe e altri mille strumenti a fiato, sintetizzatori e percussioni incalzanti: una formula invincibile. Da quando hanno smesso di cercare i singoli hanno trovato le corde dei sentimenti, ottimi.
Consigliatissimo: Look At Where We Are
Japandroids – Celebration Rock
Il duo di Vancouver torna con chitarra, batteria e voce distorta per spaccare gli sdrai con relativi signorotti annoiati a bordopiscina. Questo è uno dei dischi più attesi dalla critica “indie” e si può dire che è veramente un ottimo lavoro. Si sente la rabbia post-adolescenziale e la frustrazione e l’espressione sogni : tutto attraverso una sei corde con il gain al massimo e qualche rulllante picchiato come se non ci fosse un domani. I ragazzi sono cresciuti rispetto all’inizio del 2007 e lo si può benissimo notare dalle lyrics ma comunque hanno ancora, e sempre, voglia di spaccare tutto e fare del casino.
Consigliatissima: Fire’s Highway
Gazabo Penguins ft I Cani – I Cani non sono i Pinguini non sono i Cani

E’ da poco tempo uscito uno degli EP più interessanti dell’anno per quanto riguarda la discografia italiana: stiamo parlando delle tracce nate dalla collaborazione tra i Gazebo Penguins e I Cani. In questo disco le due band rilasciano un paio di brani inediti e si “coverizzano” a vicenda. Ottimo il risultato dei Gazebo che con “Wes Anderson” storpiano le più famose citazioni de I Cani in un quadretto epico e heavy, dando nuovo significato alle storie della band romana. Più difficile, invece, è interpretare il risultato della cover di “Senza di te” :molto più gazebiana che canina, la cover, lascia perplessi gli ascoltatori più fighetti e le ascoltatrici più hipster, ma affascina e interessa una nuova fascia di followers più abituati al “rumore”
Consigliatissima: Wes Anderson
Chromatics – Kill For Love

“Kill For Love” è decisamente un album ben riuscito, ed è il manifesto dell’alternativo contemporaneo, figlio degli anni 90, che vorrebbe ballare ma sta a lato a bersi un drink, che non si può ascoltare niente di nuovo che sia eccezionale perciò tende a mitizzare dischi come questo. L’aggettivo migliore per questi tredici brani è “deprimente spensieratezza”: le influenze new-wave si incrociano con lo stile shoe-gaze, sintetizzatori, chitarre e piatti a creare un atmosfera affascinante, misteriosa, ma a volte statica e ripetitiva.
Consigliatissima: These Streets Will Never Look the Same
T.E.E.D. – Trouble

Dopo esser stato inserito nella classifica degli undici più stilosi (The 11 Most Stylish Musicians Right Now) T.E.E.D. si distingue ovviamente anche per il suo disco: caratterizzato da un suono a metà tra Villalobos, la saltellante musica Pop ed l’elettronica da finti macellai. L’artista britannico accontenta tutti e nessuno, inclassificabile (ma in tutte le classifiche) e unico.
Consigliatissima: Stronger
Citizens! – Here We Are

I fighetti dell’East London scoperti da Alex Kapranos, sembrano avere tutti i requisiti per una carriera lunga di almeno due dischi: stile pseudo-alternativo, ma elegante con un vago gusto retrò, liriche dirette a un pubblico di teenager benestanti ma che bevono Vodka da pochi soldi eccetera eccetera… portati a braccetto dal leader dei Franz Ferdinand alla Kitsunè stanno in poco tempo divendando Pop Icon. Ma attenti ragazzi, potreste diventare una delle band “in transito” perciò ironicamente vi proponiamo di vedere..
Consigliatissima: Let’s Go All The Way
Beach House – Bloom

In un mondo Dream Pop e di filtri colorati, di hipstmatic e delle scogliere i Beach House si distinguono sia per la loro capacità di essere ottimi promotori che per le sonorità sempre originali. Voci che provengono da lontano si uniscono a cullanti melodie, un viaggio all’insegna della pazienza e della scoperta. Il duo di Baltimora sta continuando un cammino mistico iniziato con “Teen Dream” e che li sta portando lontani grazie alle loro straordinarie capacità compositive.
Consigliatissimo: On The Sea
John Talabot-Fin

John Talabot è un Mr Nessuno nascosto dietro una maschera di stagnola con una gran voglia di fare musica. Si può riassumere cosi la sua storia se si pensa agli esordi, dove caricava proprie produzioni qua e là su MySpace (per gli esperti quindi è facile intendere il periodo storico: 2008-2009) fino ad essere notato prima da etichette minori e poi via via fino alla Permanent Vacation (produttore del disco). Le influenze e le collaborazioni sono infinite e per i minuziosi, importante però è sottolineare come ancora una volta i generi non esistono e ci troviamo in un mondo nel quale gli MGMT si affiancano alla techno e la deep house viene distorta e tirata fuori dalla consueta, limitata, visione.
Consigliatissima: So Will Be Now
Howler-American Give Up

Indie-Rock banale ma non troppo? Dovete traversare strade incenerite dal sole? Vi serve un nuovo nome con cui fare colpo senza essere emancipati dai più? La risposta eccola qui: Howler. Chitarre a volte con la distorsione al massimo e altre volte più pulite che quelle dei Kooks, malinconia e spensieratezza in perfetto equilibrio come ogni band pseudo-garage che si rispetti, insomma uno di quei dischi da divorare a forza di ascolti per un paio di mesi e poi metterlo nel cassetto dove risiede anche quello dei Vaccines.
Consigliatissimo:Too Much Blood
Mystery Jets- Radlands

I Londinesi dal cuore infranto sono tornati per un nuovo album freschi freschi dell’abbandono di Kai Fish, il bassista. Incredibile l’inefficace pubblicità sul disco che l’ha fatto passare in secondo piano rispetto a molte altre produzioni degli ultimi mesi, ingiustamente. Molto ingiustamente se si pensa che se da un lato il modo d’esprimersi è cambiato, si sono evoluti confermando appieno le loro influenze musicali anni 70-80, dall’altro l’immenso cuore e la voglia di distinguersi è rimasta la stessa. Perciò, come da parecchi anni a questa parte, BIG UP per Blaine e compagni.
Consigliatissimo:The Ballad of Emmerson Lonestar
Little Joy-Little Joy

Certo questo disco è del lontano 2008 ma vale la pensa inserirlo perchè è l’album della stagione per antonomasia, anzi, dovrebbe esserlo ma non è cosi. Qui la musica,diretta preferibilmente da strumenti acustici, fa da fondo a un calderone di storie,di amori futili e di esperienze segnanti. Grazie alla trascinante voce di Binki Shapiro e all’atmosfera leggera ma romantica creata dal leader dei Los Hermanos (Rodrigo Amarante) e da Fab Moretti la band crea un disco unico e duraturo nel tempo, che non invecchia ma diventa vintage.
Consigliatissimo: Little Joy Live At KCRW
A cura di: Simone Antonioni









