Due Giorni, una Notte

novembre 24, 2014 / by / 0 Comment
REVIEW OVERVIEW
8

Cool

Un ritratto tanto realistico quanto coinvolgente di una situazione attuale che fa riflettere e, perchè no, dà speranze

Due Giorni, una Notte” è uno di quei film che tentano l’impresa di mostrare sullo schermo uno scorcio di vita quotidiana, senza il sogno, la magia o la finzione che sono tipiche, per esempio, delle pellicole di matrice americana. Questo trend prettamente europeo risulta molte volte pesante e perfino fuori luogo, ma, fortunatamente, non è il caso di questa meravigliosa opera di Jean-Pierre e Luc Dardenne.

Sandra (Marion Cotillard) è una giovane operaia reduce da un periodo di depressione che, nel momento del ritorno al lavoro, viene licenziata in seguito a una votazione tra i suoi colleghi, che erano stati messi di fronte a una scelta: o un bonus per tutti o la permanenza di Sandra. La protagonista allora, con l’aiuto del marito (Fabrizio Rongione), grazie alla possibilità ottenuta di rifare la votazione, cerca di incontrare tutti i suoi colleghi per provare a convincerli a sostenerla.

La struttura di “Due Giorni, una Notte” è molto semplice e lineare, con una regia ridotta proprio all’osso, quasi di stampo documentaristico, se non fosse per la grande attenzione che viene data ai personaggi e alle loro emozioni nello sviluppo di una storia di ordinaria (ahimè) attualità. Questo particolare è essenziale, perchè rende la pellicola decisamente poco pesante, oltre ad aumentare (non di poco) la sua caratura artistica.

Il lavoro, la dignità, la sofferenza (in questo caso espressa attraverso una VERA depressione) sono temi chiave che sono filo conduttore del film, ma, in particolare, credo che il vero elemento provocatorio e scatenante di tutta la pellicola sia la solidarietà, in particolare la solidarietà sociale. Questa è una dimensione che nella contemporaneità si sta perdendo sempre di più, in particolare nel mondo del lavoro.

Credo che la scelta dei registi di non voler rappresentare una protesta collettiva degli operai contro “il padrone” non sia casuale, ma anzi perfettamente centrata. La sofferenza lavorativa viene vista in questo periodo di crisi troppo come un male individuale e poco come un problema realmente sociale. Ed è qui che probabilmente i registi vogliono farci riflettere: ma è possibile che persone nella stessa situazione non possano aiutarsi per venirne fuori?

deux-jours-une-nuit-2014-jean-pierre-luc-dardenne-002Tutto questo è reso possibile anche grazie alla magistrale interpretazione di Marion Cotillard, che riesce con grande abilità a recitare sia per grandi produzioni (vedi “Inception“) che per film d’autore. L’attrice francese mostra al pubblico una delle rappresentazioni più fedeli e credibili di cosa possa essere una depressione, una malattia che ti divora proprio dentro e che molto spesso è banalizzata.

Se non fosse per un momento nel finale che ho trovato un po’ fuori luogo e troppo sbrigativo, penso ci troveremmo di fronte a un vero e proprio capolavoro del cinema d’autore europeo. “Due Giorni, una Notte” rimane un grandissimo film, che mostra l’esigenza di certi artisti di mostrare sullo schermo un disagio sociale che non accenna a diminuire. Chapeaux ai fratelli Dardenne!

A cura di Matteo Palmieri

 

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