Girless & The Orphan: l’intervista

marzo 25, 2012 / by / 0 Comment

Abbiamo conosciuto Girless & The Orphan all’epoca del loro EP “Same Names For Different Girls”, quindi due EP fa: suono folk che incontra il punk, una miscela esplosiva e ricercata, anche se a tratti volutamente ruvida.
Il loro tono spontaneo e disincantato ci ha sempre attratto, così oggi dopo la pubblicazione di “Everyday Is A D-Day”, lo split cd con i Verily So, ci siamo decisi a fare due chiacchere con loro.

Poetici e scanzonati, chi sono Girless e The Orphan e soprattutto perchè vi siete dati questi nomi?

Girless: Girless è un ragazzo cresciuto a punk e clarinetto, che durante l’adolescenza, in mezzo ai tutti gruppi punk rock più o meno decenti, s’è deciso a scrivere canzoni in acustico ispirato da “The places you have come to fear the most” di Dashboard Confessional. Lo pseudonimo scelto fu Girless perché all’epoca non aveva uno straccio di ragazza, era il classico adolescente sfigato che baciava il cuscino. Ora va meglio, ha una bella morosa.

The Orphan: The Orphan non è altro che un ragazzotto di 31 anni che stanco del suo lavoro e della sua triste quotidianità decide di sposare il progetto Girless nell’estate del 2009 e di condividere con lo stesso l’attitudine punk, il gusto per la buona musica e l’amore incondizionato per la birra. Non potendo dotarsi di un nickname banale, decide di prendere in prestito il titolo di una canzone de The Gaslight Anthem e di accompagnare l’amato Girless in giro per l’Italia. Ecco che nascono Girless and The Orphan, il duo con il nome più pazzesco di sempre…

Il 2011 è stato un anno importante per le vostre produzioni discografiche e avete già inaugurato il 2012 con un EP insieme ai Verily So. Che progetti avete per i prossimi mesi?

Girless: Il 2011 è stato un anno bellissimo, sì. Siamo riusciti a venire fuori con i nostri due ep, un po’ inaspettatamente a dire il vero, non era nemmeno nei piani iniziali. Lo split coi Verily So, pur se uscito quest’anno, è stato registrato a fine 2011, quindi è stata un po’ la ciliegina sulla torta. Nei prossimi mesi abbiamo tante date in arrivo, alcune già confermate (e per questo vi rimando alla nostra pagina Facebook, o al nostro sito, insomma, basta che ci cerchiate su google e qualcosa trovate a riguardo), altre in via di definizione. E poi ci sono già i pezzi che andranno a comporre il nuovo disco: non tutti completi, ma penso che tra primavera ed estate li registreremo. Quindi arriverà anche il disco nuovo, non più solo un Ep.

Come nasce l’idea di un cantautorato indie-folk/ con punte punk in Italia? Quali sono le influenze dietro al progetto?

Girless: E’ nato un po’ dall’esigenza di unire le nostre maggiori influenze e la nostra irruenza con le chitarre acustiche. Il folk-punk acustico è una cosa nuova solo in Italia, all’estero è pieno di validi artisti: Frank Turner, Chuck Ragan, Jaakko & Jay (un duo finlandese incredibile) su tutti. A dire il vero è il folk in Italia a versare in condizioni pessime: fai conto che in America ci sono i Decemberists e da noi i Modena City Ramblers o i Bandabardò. Direi che i livelli sono molto diversi. Abbiamo sempre ascoltato prettamente punk, e tuttora continuiamo ad ascoltarlo: il fatto di averlo unito con elementi indie e folk è venuto molto naturale, quasi come se le due cose nascessero insieme. E sono convinto che il folk e il punk abbiano più punti in comune di qualsiasi altro accostamento di generi.

In quanto fruitori di musica, ascoltate musica italiana? Cosa prediligete al momento?

Girless: Non sono mai stato un cultore della musica italiana, ma in mezzo ai soliti noti, che per quanto mi riguarda sono De Andrè, 883 e Max Gazzè, al momento ci sono tanti gruppi italiani bravissimi: Fine Before You Came, Gazebo Penguins, Ratafiamm, Mary in June, C+C=Maxigross, Abiku, Maraiton, Caso, Smart Cops, Lantern, Cosmetic, Verme per citare quelli in lingua italiana (anche se i C+C cantano un po’ e un po’), mentre in lingua inglese ti direi Shelly Johnson Broke My Heart, Time To React, Ed, Verily So, Three In One Gentleman’s Suit.

The Orphan: Non impazzisco per la musica italiana, preferisco da sempre il mondo cantautoriale statunitense e l’ondata punk degli ultimi tempi. Ciononostante mi risulta impossibile non provare una profonda stima per: Tre Allegri Ragazzi Morti, Gazebo Penguins e Fine Before You Came . Senza dimenticare i nostri amicissimi Lantern, riminesi e squinternati, ma musicalmente e a livello compositivo di un altro pianeta.

Primo disco comprato da ragazzini?

Girless: “Gli Anni” degli 883. Se invece vogliamo parlare di punk, una compilation, “Punk-o-Rama vol.2”, e mi si è aperto un mondo.

The Orphan: “Dookie” dei Green Day, nel 1994.

Qual è il concerto più atteso, a cui proprio non potrete mancare, di questo 2012?

Girless: Direi Bruce Springsteen per cui ho già comprato il biglietto, ma così su due piedi mi vengono in mente i Mumford and Sons, che ho già visto un paio d’anni fa a Bologna e dal vivo sono speciali, e i Refused. Guardando all’estero il Primavera quest’anno sembra il migliore, Jeff Mangum su tutti, spero di riuscirci ad andare.

The Orphan: Rocky Votolato, Refused. Senza dubbio.

 

a cura di Gloria Goldoni

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