I Cani: intervista

luglio 21, 2012 / by / 0 Comment

I Cani si definiscono come l’ennesimo gruppo Pop romano. Sulla rete però, gli aggettivi impiegati per descriverli partono almeno dal grado superlativo. Nessuno sapeva quali volti si celassero dietro queste canzoni indie-pop dai testi post adolescienzali, citazionisti e vagamente borghesucci.
I Cani piacciono e molto: le loro canzoni sono state innalzate a inno generazionale per i Pariolini, per i nati nell’89, per chi ha le Polaroid, per gli artisti minimal-chic e sono un limpido racconto di scene di vita realmente vissuta da tantissimi giovani: dai nerd come dai frequentatori dei locali più rinomati.
LoveAndSound, si sa, è una realtà giovane e curiosa che va a ficcare il naso laddovè la musica ispira qualcosa di vero, così abbiamo deciso di intervistare questo gruppo di cui tanto si è scritto e immaginato, ma che ora è il caso di lasciar parlare:

Iniziamo cercando di conoscerci meglio:come mai avete deciso di rimanere nell’anonimato?

I CANI: Da una parte era una sorta di insicurezza riguardo a delle canzoni che ci sembravano troppo strane, dall’altro ci sembrava un modo elegante per evitare tutte le questioni relative all’immagine.

Pubblicare un album senza rivelare la propria identità significa sottoporsi al giudizio della critica, privato dei soliti pregiudizi. Qual è l’effetto che vi aspettate sul pubblico, invece?

I CANI: Credo che la stragrande maggioranza del pubblico non sia interessata a sapere chi c’è dietro a un disco. In genere uno vuole ascoltare la canzone, non conoscere i nomi di chi l’ha fatta. Quindi non crediamo che la reazione del pubblico sia influenzata da questa scelta.

I testi delle vostre canzoni sono lucide descrizioni, nitidi fotogrammi scattati alla realtà giovanile e italiana. Come riuscite a coniugare testi tendenti al rap a base campionate “indie”?

I CANI: Con una scrittura molto semplice. Le soluzioni musicali di questo disco sono tutte spontanee e immediate, perché quello che stavamo facendo era già abbastanza strano e quindi non sentivamo il bisogno di particolari arzigogoli.

Parlando ancora dei vostri testi, molti di questi, contengono citazioni a personaggi più o meno idolatrati dai giovani (appartenenti al mondo della musica e del cinema), parlate di Facebook, Polaroid e del Circolo degli Artisti.. che ruolo hanno per voi le citazioni e i “prodotti” che rappresentano?

I CANI: L’effetto più ovvio è quello di inquadrare una realtà in modo molto rapido e specifico. L’altro effetto è quello di scatenare per forza di cose una reazione emotiva nell’ascoltatore che conosco l’oggetto citato: se chi ascolta ha un rapporto con la cosa che viene citata, si sente indirettamente chiamato in causa.

Domanda che potrà sembrare bizzarra, ma qual è il vostro/tuo libro preferito?

I CANI: Lolita, di Nabokov.

Quali influenze musicali stanno dietro al “Sorprendente album d’esordio dei Cani”?

I CANI: Un po’ di roba anni ’80 (Cure, Battiato, Camerini, New Order), un po’ di lo-fi (Sebadoh, le prime cose dei Pavement, Wavves), un po’ di cantautorato e rap italiano (il citatissimo Gazzé, Ciampi, il Truceklan).

Cosa ne pensate del rapido successo che state ottenendo, figlio di internet e dei Social network?

I CANI: E’ una cosa che nel resto del mondo succede da anni. In Italia per qualche motivo c’è gente che la ritiene molto offensiva.

Progetti per il futuro de “I Cani”?

I CANI: Andare in tour. Tornare. Farsi una doccia.

Foto in Slider: Carlo Polisano

Commenta su Facebook

commenti