Il Racconto dei Racconti

maggio 20, 2015 / by / 0 Comment

Ancor prima di entrare in sala la mia domanda era: perchè? Come mai Matteo Garrone, esponente di un cinema che potremmo quasi definire verista, arriva a questo “Il Racconto dei Racconti“? Ero molto scettico su questa scelta, soprattutto perchè a essere onesti non sono un grande amante (per usare un eufemismo) del genere, che ha una forte tradizione americana e che in Europa non ha mai avuto grandissime produzioni, specialmente negli ultimi anni.

D’altra parte ero stimolato, perchè ritengo Garrone il più grande regista del panorama italiano (di ampio respiro) e ogni suo film che ho avuto la fortuna di vedere mi ha sempre piacevolmente colpito, soprattutto per l’attenzione ai dettagli e alla vita che il regista napoletano riesce a dare alle sue opere. Ci sarà riuscito anche con il genere fantasy?

Senza dilungarci troppo sulla trama, questa vede intrecciarsi, se vogliamo in maniera abbastanza tangenziale. tre vicende liberamente ispirate alla raccolta di fiabe “Lo cunto de li cunti” di  Giambattista Basile, che ci propongono episodi assai diversi e fortemente caricati di un valore simbolico, come spesso accade per le fiabe.

Tra il fiabesco, l’horror e il grottesco Garrone secondo me è riuscito nell’impresa, titanica aggiungerei, di dare credibilità alla sua opera. Sinceramente credevo di uscire dalla sala cinematografica con l’idea di aver visto un pessimo film, in realtà sono rimasto piacevolmente sorpreso: non sarà un capolavoro, ma un buon film che dimostra ancora una volta (come se ce ne fosse bisogno) che ci troviamo di fronte a un grande artista.

Più vicino ad un “Labirinti del Fauno” che ad un “Signore degli Anelli“, “Il Racconto dei Racconti” è una fiaba che inquieta, lascia sgomenti, fa porre domande e non cerca di dare tante risposte, ma che al tempo stesso non riesce tanto a stupire, sorprendere o meravigliare in maniera quasi infantile come dovrebbe fare un film di questo genere.

Forse è proprio questo il più grande difetto di una pellicola artisticamente e tecnicamente quasi perfetta. I luoghi e la fotografia mettono in scena un’autentica opera d’arte, però sono le storie stesse che alla fine risultano leggermente limitate, ma perchè penso sia un ostacolo del genere stesso (ovviato, per esempio, dal genio di Del Toro fondendo un contesto storico con l’elemento fantastico).

Matteo Garrone, quindi, supera la spinosa prova di questo cinema inusuale, ma al tempo stesso non riesce, a mio modo di vedere, a superare i limiti che questo si porta dietro. La piacevolezza visiva, l’eleganza, il ritmo posato ma mai noioso non sono sufficienti per far scattare “quel qualcosa in più” che è tipico dei suoi film. Non male Garrone, ma io tornerei al tuo genere!

A cura di Matteo Palmieri

 

Voto: 7,5

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