Il Sorprendente album di esordio dei Cani

Ossessione dei blog di scovare nuovi “best act”? Caso mediatico? Rivincita degli esordienti? Buona la prima?
Ancora non si può classificare con precisione il ruolo de “I cani”, attorno ai quali pare essersi alzato un denso polverone, carico di confusione e mille frammenti di suoni, proprio come il groviglio di sonorità che compone le 11 tracce de loro disco d’esordio.
In realtà, a dirla tutta, dietro questo emblematico e animalesco moniker si dovrebbe celare l’identitá di un artista della scena cantautorale italiana, già affermato: e diciamo pure, che un pò lo avevamo intuito perchè questo disco bomba è stato accolto con troppa attenzione per essere solo di un giovane e qualunque esordiente.
Tutte le canzoni del “Il Sorprendente album d’esordio dei cani” sembrano fantomatiche descrizioni di polaroid scattate con la Lomo da qualche giovane nerd nato nel ’89. ( giusto per citare qualcosa)
L’album è stato anticipato dal singolo apripista “I Pariolini di 18 anni”: istantanea della generazione romana (e più in generale dei figli di papà italiani), ritratta con toni provocatori quanto profondi.
Suoni campionati, testi fulminanti, synth sapientemente usati, stile da cameretta e lyrics post- adolescienzali: ogni ingrediente è sapientemente impastato in questo album, che sembra essere stato cucito con la più totale convinzione che sarebbe diventato l’emblema dell’estate 2011, anche grazie all’intrigante gioco dell’anonimato, che aggiunge alla musica folgorante, non poca curiosità.
Ogni canzone esplode con una trasparenza e una freschezza allucinante: i suoni sono accattivanti per quanto semplici, perfettamente dosati e costruiti. Tutti i testi si muovono secondo un impianto costruttivo complesso: argomenti scontati rivisti in chiave problematica, bi dimensionale, con un incastro di “citazioni indie” e “post punk”: da un lato raffinate, dall’altro un pò troppo anni ’10. Ed è proprio su questo calcolato insieme di fattori che gioca “Il sorprendente album d’esordio dei Cani”, titolo che sembra anticipare ciò che probabilmente sarebbe stato affermato, detto, stradetto e abusato dai blogger di tutta Italia.
Un disco che scivola via in qualche decina di minuti, scivola via appunto, scodinzolando, come una breccia di sonorità contrastanti, ma ben amalgamate.
Da sottolineare anche la potenza del sound handmade, ben esplicitato nel titolo della canzone che apre l’album,“Theme From The Cameretta”, in cui viene raggiunta la massima schiettezza da questo “One man band”.
La tracklist del disco de “I Cani” è portentosa: già i titoli confermano l’attitudine a fotografare la realtà scabrosa e irriverente dei giovani d’oggi, ma ancora più dell’Italia d’oggi.
“Il Pranzo di Santo Stefano” è una sapiente descrizione di sequenze, di scene di vita ed è molto più reale di quanto si possa credere, così come “Post-Punk” rivela i gusti sessuali poco legali di un blogger di una rinomata testata italiana. Ancora “Perdona e Dimentica” è il manifesto programmatico della politica italiana degli ultimi anni.
“I Cani” però, hanno scelto di aprire il loro intruglio di suoni con la canzone che potrebbe diventare l’inno generazionale dell’ “indie/ radical-chic made in Italy”, ovvero, “Velleità”: brano che rappresenta in una serie di citazioni e frasi flash il modus vivendi di artisti e aspiranti tali.
In conclusione “I Cani”, forti del loro anonimato e del caos generato dalla curiosità 2.0, oltre che dal tam tam di notizie divulgato sui Social Network, si propongono sulla scena come una meteora di suoni e di parole, che può stupire e può piacere.
L’electro pop, i suoni campionati sono ormai diventati la chiave di lettura della nostra società frenetica e impaurita, che si lascia rappresentare così, con polaroid e “frasi alla Vasco Brondi”, quindi complimenti alla mente che si cela a questo progetto, che ha saputo sapientemente fare centro.
Non perdete “I Cani” al MI AMI Festival di Milano!







