The Imitation Game

gennaio 03, 2015 / by / 0 Comment
REVIEW OVERVIEW
7

Good

Un buon biopic che vive di momenti, ma che si perde un po' nella sua sostanza

The Imitation Game” è un buon tentativo, ma non impeccabile, di inquadrare un personaggio che ha contribuito a fare la storia del secolo scorso. Matematico illuminato, è diventato famoso per aver avviato gli studi che avrebbero in futuro consentito di realizzare il moderno computer, ma non solo, come ci racconta la pellicola di Morten Tyldum.

Lo script realizzato da Graham Moore ci racconta 3 momenti distinti della vita di Turing (Benedict Cumberbacth), che incastrandosi tra loro ci forniscono una visione globale del personaggio, passando dalla giovinezza al 1951, concentrandosi però sul periodo della Seconda Guerra Mondiale. Proprio all’inizio del conflitto gli viene commissionato dal governo inglese l’incarico di decriptare il Codice Enigma, il sistema che usavano i nazisti per comunicare.

Durante lo svolgimento di questo compito apparentemente impossibile Turing trovò difficoltà con i suoi compagni di lavoro per il suo carattere molto supponente e fastidioso, ma l’incontro con Joan Clarke (Keira Knightley) lo cambierà e lo aiuterà nel suo obiettivo. Proprio da questo incontro “amoroso” il film inizia un po’ a perdersi e spesso si fa fatica a capire dove il regista voglia andare a finire.

Non c’è dubbio che la pellicola fornisca spunti interessanti. Il rapporto con la tecnologia, la guerra, l’omosessualità di Turing. Tutti questi temi però vengono un po’ lasciati sullo schermo senza approfondirli abbastanza. Il matematico stesso è una figura che, nonostante le quasi due ore di durata, non riesce a catturare a sufficienza lo spettatore, come per altro Joan, benchè i due attori siano molto abili (anche se è difficile crederlo per Keira Knightley).

BenedictCumberbatchImitationGameA subire maggiormente questa “indeterminatezza tematica” è sicuramente il ritmo. Eliminare qualche scena (in particolare quelle un po’ stucchevoli della giovinezzaa) avrebbe alleggerito il tutto, anche perchè, obiettivamente, il film decolla quando sullo schermo c’è Cumberbacth, ormai uno dei favoriti del nuovo cinema hollywoodiano, che si consacra definitivamente. Una particolare menzione per il personaggio di Mark Strong, brillante in puro stile british.

The Imitation Game” è un film che probabilmente trionferà nella stagione dei premi, perchè è uno di quelle opere biografiche che oltre oceano apprezzano particolarmente, ma che dal mio punto di vista incorrono spesso (e questo è il caso) di lasciare qualcosa per strada, oppure di mettere troppa carne al fuoco. Un buon film insomma, ma nulla di più.

A cura di Matteo Palmieri

 

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