Interstellar

novembre 10, 2014 / by / 0 Comment
REVIEW OVERVIEW
7

Good

Nolan fallisce la sua prova nel mondo della fantascienza, perdendosi nel suo cinema razionale e questa volta troppo cervellotico

Interstellar” era il film più atteso dell’anno (se parliamo di grandi produzioni), è innegabile: uno dei registi più in voga del momento che si cimenta con la vera fantascienza, un attore che si è lanciato nel cinema autoriale con successo e due delle più grandi attrici contemporanee sono ingredienti non da poco. Capolavoro che prende l’eredità di “2001: Odissea nello Spazio” quindi?

Lo script ci racconta la storia dell’ex pilota Cooper (Matthew McConaughey) ora agricoltore in una Terra consumata. Il “destino” fa sì che egli venga scelto per compiere l’unica missione che possa salvare gli abitanti del pianeta: trovare una nuova casa in un’altra galassia. Tutto questo sarà possibile solo attraverso un’impresa mai tentata prima nella storia dell’umanità: il viaggio interstellare attraverso un wormhole.

Nolan è sempre stato rimproverato di essere un regista eccessivamente razionale e cervellotico nelle sue opere, a mio modo di vedere spesso a torto. Ritengo il regista di Inception un cineasta straordinario, un audace della forza visiva che il cinema può proporre, forse l’unico al mondo in grado di realizzare blockbuster dal grande stampo autoriale. Per questo ero fortemente convinto di alzarmi dalla sedia del cinema con il pensiero di aver visto una pietra miliare della fantascienza. Ma non è stato così.

“Interstellar” è sicuramente il progetto più ambizioso della filmografia di Nolan, il più emotivo, ma anche il più complesso e zoppicante dal punto di vista della sceneggiatura, in particolare nel personaggio e nei dialoghi che hanno protagonista Anne Hathaway (mi permetto di definire il suo monologo sull’amore il punto più basso della carriera del regista di “The Prestige“). 169 minuti di buon ritmo vengono appesantiti come macigni da dibattiti di natura scientifica che sono francamente molto fini a se stessi e poco funzionali al film.

Il vero problema di “Interstellar” è la sua esigenza di dover sempre e per forza dare risposte alle domande che si pone. Il film è confuso, ma ripercorrendolo piano piano tutto torna, esattamente come accade in tutto il cinema nolaniano. La circolarità, la razionalità che abbraccia il reale sono elementi chiave e guida di tutte le opere del regista, tranne una, che personalmente rimane il suo capolavoro: “The Dark Knight“. Il secondo capitolo della trilogia di Batman sconvolge lo spartito nolaniano inserendo l’elemento della follia, del mistero e dell’imponderabile, Joker, realizzando quella che ritengo una delle più grandi rappresentazioni dell’ambiguità umana e del mondo occidentale mai viste sullo schermo.

1415190921_interstellar-movie-hd-wallpaper-and-posterDove invece il film trionfa senza se e senza ma è nella sua potenza visiva, che non abusa (per fortuna) di effetti speciali, adottando quel realismo fantascientifico che rievoca “Alien” di Scott e “2001: Odissea nello Spazio” di Kubrick. accompagnata dalla magnificenza della colonna sonora firmata da Hans Zimmer. In secondo luogo, gli attori: McConaughey è definitivamente un grande interprete e qui è in stato di grazia e la Hathaway sempre più in rampa di lancio; peccato per l’utilizzo limitato delle abilità straordinarie di Jessica Chastain e per un cameo che non riesco ancora a mandare giù.

“Interstellar” non è il capolavoro tanto annunciato e nemmeno la mediocrità tanto invocata dai detrattori del regista di Londra. Da grande ammiratore di  Christopher Nolan devo ammettere che ci troviamo di fronte a un buon film di fantascienza, che non scrive la storia del genere e che viene soffocato dalle smodate ambizioni e razionalità del suo creatore. “Interstellar” fa pensare troppo ed emoziona troppo poco: è un bel problema per quello che è reputato il film più emotivo di un regista.

A cura di Matteo Palmieri

 

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