Intervista a Colapesce: un meraviglioso debutto.

13 marzo 2012

Lorenzo Urciullo, dai più conosciuto come Colapesce è un giovane cantautore proveniente da Siracusa.
Non è un caso che il suo moniker si ispiri direttamente a una leggenda siciliana del XIV secolo: Siracusa è la culla di tragedie e miti, primi simulacri della nostra arte.
Nelle sue parole e nelle sue melodie l’ombra di un declino economico che incombe sulle vite dei giovani (e non solo), un declino che può apparire addirittura meraviglioso se si tiene ben presente che i sogni, quelli sono gratis e nessuno ce li può portare via.
Detta così sembra quasi una stereotipata frase da pischello senza i piedi piantati nella realtà, ma ad ascoltarlo bene questo Colapesce ci sta dicendo che è giunto il momento di dedicarci alle nostre passioni e alla fame di cultura che tanto la nostra italietta ha dovuto patire.
Dal profondo sud, dalla punta per eccellenza dello stivale, una voce saggia e pacata.

Ultimamente hai dovuto rispondere a moltissime interviste, c’è una domanda che ti è rimasta particolarmente impressa? E una domanda che avresti voluto ti sottoponessero?

COLAPESCE: Cosa non mi hanno mai chiesto? Se voglio fare il cantautore nella vita, per esempio.

Nel tuo concept album, “Un meraviglioso declino” descrivi con toni di poetica contemporanea le speranze disattese dei giovani laureati. Tu da giovane laureato come ti senti?

COLAPESCE: E’ un paradosso, ma da quando mi sono laureato e non so cosa fare del mio futuro sono più sereno. Viviamo in una fase di declino trasversale dove ‘il pezzo di carta’ vale meno di un buono sconto al Burger King, quindi meglio concentrarsi sulle cose che ci piacciono veramente. I personaggi del declino in fondo sono sereni, godono per piccole cose, dimezzano gli stipendi in bottiglie di vino decenti e sognano ancora. I sogni fortunatamente sono ancora gratis.

Come mai questo declino è meraviglioso per te?

COLAPESCE: Credo sia un ossimoro perfetto per delineare l’attuale italietta. Meraviglioso perché c’è tanta gente che fa bene il proprio lavoro e non molla, ama, procrea, crede.

I testi delle tue canzoni rivelano un lavoro certosino, anche a livello di metrica… Ti trovi più a tuo agio leggendo o con la penna in mano?

COLAPESCE: Le due cose sono complementari, chi scrive (di regola) dovrebbe leggere. Certo l’editoria a pagamento ha stravolto anche questa semplice asserzione, ma questa è un’altra storia.

Che rapporto hai con la tua terra madre, la Sicilia?

COLAPESCE: Amore e Odio. Quindi amore.

Colapesce e gli Albanopower sono anche grandi interpreti di canzoni altrui: hai in mente qualche cover per il futuro?

COLAPESCE: Registrare cover mi piace da morire. L’idea di far rivivere delle canzoni dimenticate, mi emoziona quasi quanto scrivere una canzone di sana pianta. Ho in mente un tributo a Elliott Smith, ma passerà ancora del tempo, non sono pronto psicologicamente per affrontare questo progetto.

“Restiamo in casa” è la colonna perfetta per l’Italia messa in ginocchio dal gelo, ma spaziando tra la tua discografia, quali ascolti ci consigli ultimamente?

COLAPESCE: Ti sparo i primi che mi vengono in mente: Real Estate_days, Atlas sound_Parallax, I Quartieri_nebulose, Wilco_the whole love, Alessandro Fiori_attento a me stesso, Cesare Basile_sette pietre per tenere il diavolo a bada, Low_C’mon, Colapesce_un meraviglioso declino!

Concludiamo con un ritorno all’adolescenza: che musica ascoltavi a quindici anni?

COLAPESCE: Fugazi, Shellac, Slint, Sonic Youth, Pavement e poco altro (purtroppo).

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