Intervista a Cosmo: il futuro anteriore, oggi.

novembre 23, 2013 / by / 0 Comment

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Cosmo, all’anagrafe Marco Jacopo Bianchi, già nei Drink to Me, definito come il cantautore del futuro anteriore, mi ha spiazzata come un fuoco che divampa inaspettato: in un vero e proprio delirio di parole, pensieri, suoni ed atmosfere.

Disordine è un disco che coniuga istinto, impressioni e immagini: paure ed emozioni, ma soprattutto vita. In tutte le sue dannate sfumature.

Disordine è un disco non facile, almeno se si vogliono apprezzare le parole, se si vuole cogliere il pensiero, di un artista che ha avuto la capacità, propria di un pittore impressionista, di definire su un nastro, come attraverso pennellate, immagini.

 

Iniziamo con un bagno di sincerità, ero curiosissima di ascoltare Cosmo, perché sono fan fan fan dei Drink to Me. Il primo singolo però “Ho visto un Dio” non mi aveva convinto completamente fino a che non ho ascoltato tutto il disco, con attenzione. Ora lo sto amando. Disordine è come un vortice, un turbine: energia, misticismo e verità. Come sono nate le tracce di Disordine?

 COSMO: Appena iniziato il tour di “S” ho preso in affitto una stanza qui nella via in cui abito, a casa di un amico. E’ diventata il mio studio di produzione (a casa non avevo spazio). Inoltre proprio in quel periodo sono rimasto disoccupato, ma con diritto al sussidio per un po’ di mesi. Per la prima volta in vita mia ho fatto solo musica ogni giorno. Nell’intervallo tra una data e l’altra coi Drink to me (una settantina di concerti quest’anno) ho sperimentato con musica e testi, frullando in modo caotico ma non troppo le emozioni che mi laceravano e i suoni che campionando, loopando ed effettando venivano fuori dal computer. Il gioco funzionava sempre di più e il sottoscritto si emozionava molto. Ho fatto sentire i pezzi a qualche amico, in primis ai Drink to me. Proprio questi ultimi mi hanno sempre dato una spinta a crederci. Andrea Suriani, il quale ha prodotto il disco, è stato colui che ha deciso di far ascoltare a 42 Records i demo. Insomma un disco solitario che ha trovato subito empatia.

Ho apprezzato moltissimo la tua scelta di scrivere e cantare in italiano: trovo questi testi come delle esplosioni di idee e sensazioni, ma anche riflessioni. Da quanto tempo li hai nel cassetto?

COSMO: Alcune idee sono mie ossessioni da tempo, ad esempio quella di considerare la vita come un film, un romanzo. Che non significa vivere in una favola, ma comprendere che la bellezza esiste. E’ qualcosa che c’è nel quotidiano e che tocca anche i momenti più dolorosi. In generale, l’idea di amare la vita in tutte le sue contraddizioni, l’idea di sentirsi artefici del senso, sebbene privi di ogni garanzia, è un pensiero che ho da anni. Certo, il vissuto dell’ultimo anno ha contribuito a far esplodere la diga e a dare alle parole un’impronta emotivamente più forte. Diciamo che ho fuso emozioni legate a esperienze concrete con riflessioni di più ampio respiro.

Che rapporto hai con la religione?

 COSMO: Sono ateo, ma rispetto il sentimento religioso più forte e sincero. Credo che vi si riflettano importanti aspirazioni, debolezze, fantasie umane, tenerezze. Ma una fede profonda è anche capace di generare una forza enorme nelle persone. La fede vera e sentita però è difficile da trovare. Pensiamo al cristianesimo: quanti possono considerarsi veri cristiani? L’esempio di Cristo da chi è seguito? Solo individui straordinariamente buoni, misericordiosi, ma anche slegati dai beni materiali, possono considerarsi cristiani. Altro che una delle religioni più diffuse al mondo…

E con il capitalismo?

 COSMO: Come tutti ci vivo. Ed è uno dei miei pensieri fissi. lo osservo. Anzi, CI osservo e rifletto molto su quello che ha generato. Credo che sia l’ultima grande narrazione. Si impone con forza soprattutto ideologicamente. La sua messa in discussione è difficile, sembra l’unica cornice entro cui dipingere la nostra vita, i nostri pensieri, il nostro destino. Ma non è così. Però non so se lo odio del tutto. A volte lo amo. Noi ne siamo il risultato, anche nei nostri pregi: è la nostra culla, è una giungla in cui abbiamo possibilità di fallire, in cui sputiamo sangue e da cui dobbiamo uscire.

Ci sono eventi storici/ personali che hanno influenzato particolarmente questo tuo lavoro?

COSMO: Si.

In “Ho visto un Dio”, il Dio di cui parli, intravisto nei boschi nelle droghe più incredibili e nelle parole dei più giovani, mi riporta alla mente una visione dionisiaca.. “Digiuno” e “Dedica” piuttosto che “Esistere” sono un susseguirsi di immagini, quasi sequenze cinematografiche, ma a dire il vero riveli e ti soffermi su realtà profonde e stati d’animo densi. Sei partito dalla musica o dai testi/ riflessioni/ immagini?

COSMOLe due cose nascono più o meno insieme, anche se la musica ha sempre una certa priorità. Credo che  il tutto abbia funzionato grazie ad una coincidenza fra testi e suoni. Avevo in mente e nel cuore certe cose e contemporaneamente stavo trovando soluzioni musicali che mi emozionavano. Le due cose si sono incontrate felicemente, secondo me.

Cosa ti aspetti dai live? Sul palco non sarai solo, avrai ballerine e coreografie, ma che effetto fa essere senza i Drink to Me?

COSMO: Sono un po’ in ansia. Lo spettacolo è piuttosto semplice ma ambizioso. Se sbaglio qualcosa io mando il tutto in tilt per qualche secondo e un po’ mi preoccupa. Stiamo ancora provando e credo che saremo pronti per il primo concerto, ma un po’ di sana paranoia c’è. Mi aspetto comunque di divertirmi molto e di emozionare. Ho voglia di condividere questo mondo con gli altri.

cosmo

A cura di Ellis Island

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