Intervista agli Horizon: L’Acchiappasogni e il rock.

dicembre 26, 2012 / by / 0 Comment

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Gli Horizon sono una band di Rimini, che fonde l’intimismo onirico dei Muse ed elettronico dei Radiohead al rock di stampo più marcatamente italiano. Suoni corposi e testi romantici, grandi progetti per il futuro e molta voglia di suonare live.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Gabriele, voce e chitarra degli Horizon, che ci ha raccontato quali sono i tratti distintivi della band e ci ha rivelato cosa succede quando si chiudono dentro il loro studio di registrazione.

Come nasce “L’Acchiappasogni” e quali sono le atmosfere e le esigenze che si celano dietro al progetto?

GABRI: L’acchiappasogni nasce come il primo esperimento degli Horizon di creare musica propria. 
Un lavoro lungo, a tratti travagliato, ma che secondo noi già racchiude l’identità che vorrebbe trasmettere la nostra band. 
Le atmosfere sono quelle di 5 ragazzi che uniscono i propri gusti musicali spesso diversi tra loro, ma con la passione in comune dell’alternative rock e dell’elettronica. 
L’acchiappasogni lo possiamo definire come una “prova generale”, un percorso di crescita e maturità musicale che ci ha portato a trovare prima, e condividere insieme poi una filosofia compositiva ben delineata.

Che rapporto c’è tra parole e musica? C’è un elemento che vi da identità come band?

GABRI: L’armonia tra le parole e la musica vuole/vorrebbe essere il nostro tratto distintivo, un elemento che ci dona una sorta di “unicità”.
 Abbiamo cercato di fondere melodia e testi in modo che ognuno aumentasse la forza comunicativa dell’altro. 
L’obiettivo di ogni canzone è di raccontare una storia: ogni strumento “recita” una parte che crea l’atmosfera giusta per lo svilupparsi di essa.
 Testimoni di questa filosofia sono ad esempio l’effetto “sali e scendi” di “Katun”, le sonorità tormentate di “Chiudi gli occhi” nel ricreare l’essenza del non dormire la notte, il dualismo ritmico e melodico che sostiene la conversazione tra due persone nel testo di “Gocce D’illusioni”.
Il nostro obiettivo, a lungo termine, è quello di decategorizzarci da un preciso genere musicale per seguire solo questo cardine, in modo da poter spaziare e sperimentare senza alcun confine.

Quali sono i pensieri che vogliono “rubare i vostri sogni”?

GABRI:
 L’incertezza. Di tutti quei sacrifici che ognuno di noi a suo modo sta facendo per portare avanti un progetto a cui crediamo molto.
 Invece di sceglierci mille band con cui suonare quasi tutti ci siamo concentrati solo su questa, con la speranza un giorno di venirne ripagati.
 Diciamo che il contesto storico in cui siamo cresciuti come band non è dei migliori ma non per questo vogliamo mollare e faremo di tutto per farci ascoltare.

Quali sono i gruppi e gli artisti che vi hanno influenzato maggiormente?

GABRI: Il vero punto in comune da dove siamo partiti sono uno, i Muse.
 Con il tempo poi abbiamo integrato le influenze dei Coldplay, U2, Radiohead ma anche Subsonica e Negramaro.
 Oggi come anticipavamo prima, cerchiamo di non porci “limiti”.

Raccontateci un aneddoto interessante sul making of del vostro album

GABRI: C’ abbiamo quello da strappare un sorriso.

 Con la fortuna di aver ereditato una super sala prove dal padre del nostro batterista, abbiamo registrato il nostro disco al suo interno.
Durante una sessione di recording si era creata un po’ di tensione tra un membro del gruppo e il fonico, e si era arrivati ad una situazione di stallo.
 Era già tardi, il nervosismo avanzava e lo stress di tante ore di lavoro si faceva sentire, ma dovevamo farcela. (Si, un po’ come la pubblicità del Montenegro) 
Destino ha voluto che un altro di noi si era appena beccato un due di picche da una tipa, e aveva in macchina la boccia di Bailey’s per l’occasione… 
Dopo 10 minuti la bottiglia era vuota, la sala piena di risate e il lavoro compiuto. 
Se la Bailey’s company vuole diventare il nostro main sponsor, non c’è problema.

Quanto è importante per voi la dimensione live? Quali sono le maggiori difficoltà che incontra un gruppo emergente?

GABRI: L’energia e l’adrenalina che ti da un Live, nella musica non la trovi da nessun’altra parte.
 La forza di comunicazione che hai attraverso un live al nostro livello diventa fondamentale.
 Il problema è il contesto storico e culturale nei confronti della musica inedita: 
i locali (in parte anche giustamente) pensano a fare cassa e chiamano le Tribute Band dei grandi artisti lasciando poco spazio a chi fa inediti o comunque non ha ancora un gran giro.
Diciamo che non si investe sul lungo termine per paura e ci si “accontenta” della sicurezza che da’ lo stesso format musicale.
Ma se si vuole andare avanti, bisogna anche sapere superare gli ostacoli. Anche questa è una selezione naturale da un certo punto di vista.

Progetti per il futuro?

GABRI: Registrare un nuovo album, suonare il più possibile, e trovare una realtà discografica che crede nella nostra idea di fare musica.

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A cura di Gloria Goldoni

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