Intervista ai Parsec: tra post rock e virtuosismo

Quando un gruppo fonde sperimentazioni e contaminazioni artistiche a tecnica e fantasia, il risultato non può che essere un affascinante e genuino impatto sonoro. I Parsec si presentano così: attraversano muri sonori e pendì cupi, miscelando post rock al virtuosismo.
Il loro primo EP, Reset, ha suscitato clamore tra le pagine della critica specializzata e ha affascinato chi, già dal primo ascolto, si è lasciato trasportare e alleggerire dalle note delle loro canzoni.
Formazione bolognese nata nel 2009, i Parsec non sono altro che quattro ragazzi dalle idee chiare. Lanciati verso un futuro che ha tutte le carte in regola per essere definito più che promettente, si esibiranno su palchi estivi affiancando guests impegnative.
I Parsec hanno un solo obiettivo: fare musica senza compromessi, anche se significa auto prodursi.
Come nascono le tracce che compongono RESET, il vostro EP?
PARSEC: I cinque brani di “Reset” sono il frutto di un lavoro lungo e paziente, che ci ha visto per circa un anno confrontarci quotidianamente in sala prove.
Solitamente partiamo dallo spunto di un singolo, poi ognuno fa la sua parte, partecipando attivamente al processo creativo. Siamo amici da una vita e ci rispettiamo molto.
Difficilmente siamo entusiasti di quello che facciamo, esigiamo molto da noi stessi e abbiamo bisogno di tempo per comprendere le potenzialità e il valore di una canzone. Oggi siamo talmente bombardati da nuova musica che ci sembra naturale mirare più alla qualità che alla quantità.
Negli ultimi anni stiamo assistendo al predominio della musica elettronica: i sintetizzatori ormai monopolizzano anche la maggior parte dei gruppi pop/rock… cosa ne pensate?
PARSEC: Nulla in contrario, anzi. Apprezziamo tutto ciò che è frutto di contaminazioni artistiche. Nel nostro EP puoi ascoltare moltissimi sintetizzatori, campionamenti e suoni elettronici; sono però sempre il frutto di una performance live, non abbiamo infatti un rapporto molto buono con i computer.
I titoli delle vostre canzoni mi hanno sempre incuriosito…da dove nascono? cosa vi ha ispirati?
PARSEC: Dal punto di vista musicale “Reset” è volutamente omogeneo, in larga parte strumentale, monolitico nel suo cupo incedere. Concettualmente volevamo fosse enigmatico, indefinito: i testi sono sussurrati e urlati, appena abbozzati.
I titoli sono frammenti di realtà estrapolati da mondi in rovina. Prendi ad esempio “Goya”: i suoi dipinti sono angoscianti, visionari e selvaggi, in una parola, inarrivabili. O ancora, “Monty Brogan”: un ribelle, solitario e commovente Edward Norton in “La 25a ora” di Spike Lee.
Raccontateci qualcosa della vostra esperienza (negli aspetti positivi e/o negativi) di incidere un EP in Italia
PARSEC: “Reset” è stato interamente registrato in presa diretta, suonando dal vivo, tutti insieme nella stessa stanza : un’ esperienza davvero fantastica. Per l’occasione abbiamo utilizzato un vecchio registratore a bobina. L’editing è stato praticamente inesistente ed ha conferito alle canzoni una grande genuinità. L’EP ha riscosso interesse ed apprezzamenti da parte di molta stampa specializzata ed è stato di recente ristampato, superando le nostre più rosee aspettative, considerato che non è stato promosso né distribuito, se non da noi stessi. Siamo ben consapevoli di tutti i limiti posti dal nostro Paese nei confronti del rock alternativo e indipendente, ma andiamo avanti per la nostra strada, orgogliosi di tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi.
Sappiamo che avete in serbo un bell’evento per il mese di Giugno: potete snocciolarci qualche piccola indiscrezione?
PARSEC: Si, si tratta di Draft 02, festival performing videoart and music che si terrà a fine Giugno a Bologna e che ci vedrà condividere il palco con Aucan e Teatro Degli Orrori. Siamo molto felici e onorati di essere stati invitati. Sarà una serata magica, sperimentale e piena di sorprese!
Quali sono i gruppi o le influenze che hanno contribuito alla vostra crescita artistica?
PARSEC: Siamo cresciuti ascoltando di tutto: new wave (Cocteau Twins, Dead Can Dance, Bauhaus), trip hop (Massive Attack, Portishead), alternative rock americano (Shellac, Melvins, Don Caballero), post rock (Slint, Mogwai), post – metal (Isis, Neurosis), alternative rock italiano (Massimo Volume in primis). Dal punto di vista cinematografico David Lynch e Lars Von Trier su tutti. E poi Kafka, Joyce e Ungaretti, sempre a portata di mano!
Avete già pronto nel vostro magico cilindro qualche nuovo pezzo?
PARSEC: Abbiamo molti nuovi pezzi, siamo contenti di come suonano e non vediamo l’ora di registrarli. Posso dirti che sono più forma canzone, più “cantati”, se così si può dire. Ultimamente li stiamo suonando un po’ in giro. In cantiere c’è un LP che intendiamo registrarci da soli, senza lasciare nulla al caso.
a cura di Gloria Goldoni




