La Teoria del Tutto

gennaio 22, 2015 / by / 0 Comment
REVIEW OVERVIEW
5

Bad

Una delusione. Un film costruito su poche scene memorabili e su sentimenti troppo facili. Hawking e la scienza dove sono?

Dopo Alan Turing è arrivato il turno del grande astrofisico Stephen Hawking e di “La Teoria del Tutto“, diretto da James Marsh e ispirato alla biografia scritta dalla moglie di Hawking, Jane Wilde. Con l’intento di raccontarci il lato meno conosciuto del grande scienziato, il film sceglie (mai errore fu tanto grave) di mettere decisamente da parte la scienza e dare spazio ai sentimenti e alla storia d’amore di Hawking e della Wilde.

La storia di Stephen (Eddie Redmayne, che ha già in tasca l’Oscar, ma avrei qualcosa da ridire) e Jane (Felicity Jones) ci viene raccontata dal suo inizio, quando allo scienziato non era ancora stata diagnosticata la “malattia del motoneurone“. Dopo uno slancio iniziale (piuttosto scialbo comunque) su ciò che quest’uomo ha fatto per l’umanità, il film diventa un lento narrare delle difficoltà per la vita e l’amore dei due protagonisti.

La sensazione che ho provato ai titoli di coda è quella di aver assistito a una storia che poteva riguardare tanti malati che sono colpiti da questo genere di patologia. Questo potrebbe anche essere visto come un pregio da alcuni, ma personalmente non si può e non si deve dimenticare che colui di cui stiamo parlando è Stephen Hawking, una delle menti scientifiche più straordinarie della contemporaneità.

Sarebbe stato interessante avvicinarsi maggiormente a quello che è stato il suo pensiero e la sua teoria, come ha modificato il suo punto di vista e come riusciva a cambiare anni di storia della scienza da uomo praticamente paralizzato. Invece no, niente di tutto questo. Una lunga sequenza di scene sfacciatamente emotive e raramente romantiche da emozionare, propinandoci tutto quello che ci si aspetterebbe da un classico melodramma.

Curiosamente lo stesso giorno mi è capitato di guardare “The Butler” (2013, con Forest Whitaker) e, nonostante le tematiche completamente diverse, li ho trovati come linguaggio cinematografico molto simili. Sono pellicole dalle emozioni facili, che non analizzano quelle sottigliezze delle loro tematiche che potrebbero renderli memorabili e di grandissimo interesse. “La Teoria del Tutto” peggiora la situazione con un ritmo troppo rallentato.

the-theory-of-everything-eddie-redmayne-2-3Questi biopic mi piace definirli film spesso “attoriali“, cioè con il preciso scopo di esaltare le doti di un attore cavalcando la fama (e le difficoltà in questo caso) del protagonista. L’opera di James Marsh rientra proprio in questa categoria e la bravura di Eddie Redmayne è indiscutibile: sempre sul pezzo, molto credibile, intenso e mai grottesco. Nonostante ciò ritengo le prove di Benedict Cumberbatch e Bradley Cooper (soprattutto) superiori per merito di film qualitativamente migliori. Anche se brava, devo ammettere che non ho per niente simpatizzato con il personaggio di Felicity Jones.

Insomma “La Teoria del Tutto” mi ha deluso su tutti i fronti. Credevo di emozionarmi e di imparare (perchè no) da un film del genere, invece mi sono sentito un po’ annoiato e con la sensazione di aver perso una grande occasione. Peccato davvero…

A cura di Matteo Palmieri

 

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