Magic in the Moonlight

dicembre 18, 2014 / by / 0 Comment
REVIEW OVERVIEW
5

Bad

Woody Allen non smette di riciclare se stesso e le sue idee...che sia arrivato il momento di appendere la cinepresa al chiodo?

Magic in the Moonlight” è l’ultima fatica dell’infinita carriera di Woody Allen, che continua la tradizione recente del regista di localizzare le sue storie in luoghi lontani dalla sua amata/odiata New York. Sinceramente questa nuova tendenza non ha fatto altro che peggiorare un trend piuttosto negativo che per il regista di “Annie Hall” si protrae almeno da una quindicina di anni (salvo rare eccezioni come “Match Point” e “Midnight in Paris“).

La pellicola ci racconta la storia di un famoso illusionista francese degli anni ’20, Stanley (Colin Firth), che viene ingaggiato da un suo amico per smascherare una donna che si ritiene una medium, di nome Sophie (Emma Stone). Convinto della facilità del compito, Stanley accetta immediatamente, ma una volta giunto sulla Costa Azzurra viene rapito dal fascino e dai “poteri” di questa ragazza, tanto da far vacillare le sue convinzioni.

Leggere questa trama potrebbe essere anche sviante, perchè potrebbe suggerire una certa originalità. Peccato che tutto quello che potrebbe sembrare nuovo viene ridotto (per l’ennesima volta) a uno sfoggio dell’intellettualismo e della presunta superiorità culturale di Woody Allen, che in questo caso è veramente fuori luogo.

Le sue consuete riflessioni filo psicoanalitiche vengono impoverite e inserite in un contesto che non ne sente per niente il bisogno. Il costante tema della razionalità opposta al sentimento (veicolato in questo caso dalla magia) è ormai diventato stucchevole e persino anacronistico di questi tempi. Per non parlare della necessità in ogni pellicola di mettere in scena se stesso attraverso altri personaggi, dato che il tentativo con “To Rome with Love” di tornare come attore è stato un fallimento totale.

46876870-00b4-11e4-8a43-db18d12c768c_magic-in-the-moonlightA salvare “Magic in the Moonlight” ci pensa una fotografia veramente eccezionale ed elegante proprio come l’ambientazione esige. Inoltre i due attori protagonisti: Colin Firth sembra essere fatto apposta per questo genere di ruoli (strano che Allen non abbia pensato prima a lui), mentre Emma Stone è in piena rampa di lancio verso l’affermazione come attrice di indubbia qualità.

Dopo aver amato gli inizi della carriera e gli anni ’80 di Woody Allen devo dire che ormai la verve del regista di New York si sta esaurendo e credo sia lecito pensare alla veneranda età di 79 anni di smettere. Questo intellettualismo un po’ snob ha decisamente stancato, e questa moda di difenderlo a prescindere solo perchè è Woody Allen spero finisca, perchè nel suo genere ci sono registi in questo momento ben più abili.

A cura di Matteo Palmieri

 

 

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