Pasolini

novembre 04, 2014 / by / 0 Comment
REVIEW OVERVIEW
5

Bad

Pasolini pretende di raccontare un genio assoluto in poco tempo e con poco materiale, finendo per essere un film senza nè carne nè pesce

In occasione dell’anniversario della morte di Pierpaolo Pasolini è stato ridistribuito nelle sale “Pasolini“, il contestato e controverso film di Abel Ferrara, presentato all’ultimo Festival del Cinema di Venezia. La pellicola ci presenta la figura del celebre intellettuale nel suo ultimo giorno di vita, alternando sequenze che ricostruiscono sue opere (Petrolio in particolare) a scene ambientate in quell’infausto 2 novembre 1975.

Proprio la struttura stessa del film è ciò che lo compromette in partenza. Pretendere di trattare un personaggio così complesso e variegato come Pasolini in un’ora e venticinque è un’impresa a dir poco titanica, e, allo stesso modo, liquidare il momento della sua misteriosa morte (ancora oggi non si sa chi effettivamente abbia compiuto l’omicidio e nemmeno come) a una sola scena è una scelta piuttosto superficiale.

Superficialità. Questa è la sensazione dominante al momento dei titoli di coda. Gli stessi richiami alle sue opere sono spesso casuali e molto decontestualizzati, di difficile comprensione per altro per chi non è conoscitore del personaggio. I momenti più riflessivi e che più ci dicono quale fosse il pensiero di Pasolini sul mondo sono troppo limitati, appaiono quasi come dei flash, che però vengono oscurati da un tema che, personalmente, ho trovato spesso fuori luogo: la sessualità.

Pasolini da libera mente ha utilizzato spesso il linguaggio del corpo e dello scandalo nei suoi film e nelle sue opere, oltre a essere stato un elemento abbastanza controverso nella sua vita. Il Pasolini di Abel Ferrara, però, sembra limitarsi solo a questo, quando, in realtà, egli era ben di più. Mi sembra quasi offensivo ridurre le idee del personaggio a una sola intervista di 5 minuti.

pasolini_980x571E non sono sufficienti le scelte artistiche del regista, che ci regala scorci evocativi e immagini anche di forte impatto (che rimangono comunque poche se si pensa al personaggio) e l’interpretazione di un grande come Willem Dafoe. Si vede l’impegno preso dall’attore per capire e impersonare nel modo migliore la complessità di Pasolini, ma non riesce comunque a rimanere impresso: la mediocrità generale finisce per offuscarlo.

Peccato. Davvero peccato. Avevo atteso con grande curiosità la visione di questo film, perchè di personaggi come Pasolini ne passa uno ogni 100 anni, senza dimenticare il grande mistero che avvolge la sua morte. Abel Ferrara delude nel suo voler “rinchiudere” in un’ora e 25 un genio che proprio della libertà aveva fatto il suo baluardo. Se volete appassionarvi a questo grande personaggio vi consiglio caldamente di dirigervi sul nostrano “Pasolini, un delitto italiano“.

A cura di Matteo Palmieri

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