Perchè Interstellar non è 2001: Odissea nello Spazio

novembre 11, 2014 / by / 0 Comment

Blade-Runner

La fantascienza è un genere straordinario, tanto interessante quanto pericoloso per un cineasta, dato che per la sua natura consente di parlare di qualsiasi cosa e dare libero sfogo alla propria fantasia su un tema che inquieta e turba da sempre l’uomo: il futuro. Storicamente il genere ha preso principalmente due grosse strade (per quanto riguarda il cinema contemporaneo), che da fine anni ’60 hanno dettato scuola.

Da una parte abbiamo una fantascienza più filosofica e riflessiva, che ha il suo massimo in “2001: Odissea nello Spazio“, dall’altra quella che predilige l’aspetto dell’intrattenimento vero e proprio, che nella trilogia originale di Star Wars ha forse trovato la sua più grande forma di espressione, costruendo un mondo che non esiterei a definire “epica moderna“.

Alien_movie_poster

Ci sono autori che sono stati in grado di unire questi aspetti, su tutti Ridley Scott. “Blade Runner” è universalmente considerato uno dei più grandi esponenti della storia della fantascienza, ma anche lo stesso “Alien“, che per certi versi è sottovalutato sotto questo aspetto. Infatti, non stiamo parlando solo di un film che racconta di un alieno che uccide un intero equipaggio. “Alien” parla di una paura primordiale, di qualcosa che è insito nella natura umana, che ti divora da dentro (non è un caso che lo xenomorfo si nutra della vittima dal suo interno) e della superbia della nostra volontà di conoscenza.

 

Dalla fine degli anni ’80 questo genere ha conosciuto parecchie incertezze e scarsità di idee, anche perchè, come la storia ci insegna, spesso i generi sono linguaggi figli dell’epoca storica che si sta vivendo. Non a caso, da inizio anni 2000, in pieno boom di scoperte tecnologiche, la fantascienza sia tornata in auge, anche se la sua componente di intrattenimento è decisamente preponderante: basti pensare agli ultimi lavori di J.J. Abrams.

In questo panorama è uscito da pochi giorni Interstellar di Christopher Nolan. A parte l’opinione più o meno buona che si vuole avere del film, il messaggio “Interstellar è il nuovo 2001: Odissea nello Spazio” mi sembra completamente fuori luogo e non mi riferisco a un discorso di maggiore o minore bravura dei due registi, ma intendo proprio l’idea di cinema completamente diversa delle due pellicole.

2001: Odissea nello Spazio” trascende il concetto di fantascienza, prestando un genere a una riflessione più ampia (come fa Kubrick in tutti i suoi film), che ci mette di fronte l’uomo nella sua impotenza non solo all’interno dello spazio infinito, ma soprattutto nel suo rapporto con la tecnica (il tema che ha attraversato tutta la filosofia occidentale del ‘900). A Kubrick non interessa dare risposte ai suoi dubbi: il suo scopo è quello di mettere di fronte allo spettatore dubbi esistenziali espressi attraverso delle immagini e un realismo che è unico nella storia del cinema.

Nolan nel suo “Interstellar” compie un percorso diametralmente opposto. Tutto deve trovare una risposta, o comunque ricondurre a una circolarità che “salva” l’uomo. La razionalità viene prima di tutto, anche nella espressione emotiva, che deve essere quasi sempre parlata e manifesta. Kubrick lascia senza parole con dei flash oppure con dei lunghi silenzi scanditi da atti perentori: un osso che rotea e una navicella che fluttua nello spazio sono uguali simboli del potere e del timore che la tecnica ha e avrà sempre per l’uomo.

monolith-sunIl film di Christopher Nolan pretende (ed è qui che fallisce) di far riflettere, cercando di ispirarsi solo a livello di tecnica dal maestro Kubrick, quel che manca è proprio la sostanza, sommersa da una sceneggiatura troppo cervellotica per lasciare spazio a uno spunto di pensiero. Questa volta la grande ambizione di Nolan, che va comunque premiata per il tentativo di voler andare sempre oltre, gli si è ritorta contro.

Nonostante l’evoluzione tecnologica e la potenza visiva, “Interstellar” non riuscirà mai a sconvolgere e catturare come la filastrocca del computer HAL, la solennità di Strauss e del suo Così parlò Zarathustra e l’iconico finale. “2001: Odissea nello Spazio” è ancora, e lo rimarrà per molto credo, LA pietra miliare della fantascienza moderna, con buona pace degli accaniti (e un po’ confusi) fan di Christopher Nolan.

A cura di Matteo Palmieri

 

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