Selma

febbraio 17, 2015 / by / 0 Comment
REVIEW OVERVIEW
8

Cool

Una lieta sorpresa, un buon film che ci dona un ritratto fedele e concreto del premio Nobel Martin Luther King

Sono rimasto proprio sorpreso da “Selma“, pellicola girata da Ava DuVernay, alla sua prima grande opera per il cinema. Il film si inserisce nel filone dei biopic, presentandoci le fasi salienti della famosa marcia compiuta da Martin Luther King (David Oyelowo) da Selma a Montgomery, in segno di protesta per il mancato pieno diritto di voto ai cittadini neri, in particolare nei territori del Sud (la storia ha luogo in Alabama infatti).

Reduce dalla delusione “The Butler“, mi aspettavo un film sulla stessa lunghezza d’onda: un po’ approssimativo, emozioni facili, tanti momenti trionfalistici e poca sostanza. Già dalle prime scene ho dovuto ricredermi: “Selma” è molto credibile, se vogliamo un po’ scolastico ed emotivo, ma rende giustizia delle gesta di un uomo unico nella storia dell’umanità.

La solennità con cui è trattato il premio Nobel per la Pace è totale. Un uomo che aveva compreso pienamente che la sua non violenza avrebbe causato violenza da parte dei suoi oppositori, ma che mai cedette alla tentazione della reazione (a differenza di Malcom X, liquidato un po’ troppo facilmente nello svolgimento). Nelle sue parole e nei suoi gesti c’è il vero significato della parola pace. Non nascondo che in certi momenti ero quasi commosso nel percepire l’immensa potenza che quest’uomo aveva.

Devo ammettere che trovo molto interessante il mondo americano e le sue grandissime controversie e, spesso, la sua abilità nel raccontarsi al cinema. La guerra del Vietnam è un esempio: sono passati decenni ma è una ferita che, forse, mai si risanerà e il cinema ne è stato testimone. Analogamente il problema della discriminazione razziale è un fardello che ancora oggi lacera il Paese dall’interno (basti pensare ai recenti eventi che hanno coinvolto afroamericani e polizia), tanto più durante il governo di Obama.

Non è sbagliato definirlo quasi un film “obamiano“, ma credo sia fisiologico in questo momento storico. Il mondo nero (nel film King si riferisce sempre alla sua gente con il termine “Nigros“, non black people) americano ha trovato un grande motivo di slancio, che sta trovando espressione anche nell’arte cinematografica, che diventa mezzo essenziale di sensibilizzazione su questo tema molto delicato.

Selma-Film

 

La pellicola, però, risulta più efficace e stimolante nei suoi momenti “politici“. I dialoghi tra King e il presidente Johnson, oppure i brani recitati dal Governatore dell’Alabama (Tim Roth) sono straordinari nello spiegarci come l’operato di Martin Luther King sia stato complicato e frutto di un lavoro lungo, che lo ha sempre fatto vivere sul filo del rasoio.

Credo sia un’occasione vedere “Selma”, per capire quello che è stato Martin Luther King e per apprezzare un David Oyelowo in stato di grazia, cercando di soprassedere su una regia molto scolastica e qualche momento un po’ troppo iconico e trionfalistico, anche se forse può essere condivisibile questo entusiasmo e ammirazione.

A cura di Matteo Palmieri

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