Sin City: A Dame to Kill For

ottobre 21, 2014 / by / 0 Comment
REVIEW OVERVIEW
5

Bad

Storie un po' scialbe e personaggi non all'altezza rendono il nuovo Sin City un rimpianto...

Era il 2005 quando, per la prima volta, siamo entrati a Sin City. Una città senza scrupoli, in cui il crimine e la forza la fanno da padrone. Grazie alla mano sperimentale di Robert Rodriguez e alla penna unica di Frank Miller (con la supervisione di un certo Quentin Tarantino), il viaggio di “Sin City” fu uno dei più memorabili degli ultimi anni per quel particolare genere cinematografico. Quasi dieci anni dopo, Robert ci riprova, per raccontarci altre storie, ma, ahimè, non con la stessa efficacia.

Riprendendo la struttura del suo predecessore, “Sin City: A Dame to Kill For” racconta quattro vicende: una ha come protagonista Dwight (che in questa pellicola è interpretato da Josh Brolin) e Ava Lord (Eva Green), una brevissima di Marv (Mickey Rourke) in solitaria e un’altra in cui è co-protagonista di un’altra con Nancy (Jessica Alba). Infine un episodio legato a un misterioso personaggio interpretato da Joseph Gordon-Levitt.

Questa seconda carrellata di episodi nella città del peccato è costruita in maniera astuta da Rodriguez, che probabilmente era ben conscio della debolezza di queste storie (non è un caso che siano state scartate dal primo). Per questa vediamo iniziare e finire il film con il personaggio più carismatico, il Marv di Mickey Rourke, l’unico vero elemento della pellicola per cui non sembrano essere passati gli anni.

Tutto il resto, però, è decisamente rivedibile. Josh Brolin non è all’altezza di Clive Owen, la storia di Gordon-Levitt ai limiti della presentabilità, per non parlare dei ruoli femminili. Se si esclude Rosario Dawson (una spanna sopra tutte le altre), i ruoli femminili, che dovrebbero fare da leoni in questo film, sono estremamente deludenti. Eva Green si chiude nel linguaggio del suo corpo a cui non dà seguito un personaggio all’altezza, per non parlare della infinita fragilità della Nancy di Jessica Alba.

Tutto sembra essere sacrificato per la potenza visiva delle immagini messe in scena. Il bianco e nero è ancor più incisivo, i colori forti come pugni ben assestati e la sperimentazione inizia con il primo Sin City qui vede il suo culmine, con tecniche veramente all’avanguardia, che spesso lasciano senza parole lo spettatore.

sin_city_a_dame_to_kill_for-1600x900Troppo poco veramente per un sequel di un film che aveva lasciato tutti a bocca aperta 9 anni fa. Nonostante Rodriguez sia uno dei pochi registi ancora in grado di creare appeal negli attori senza farsi spalleggiare dagli Studios hollywoodiani, questo “Sin City: A Dame to Kill For” non può che considerarsi insufficiente: una tale abbondanza visiva diventa perfino noiosa se non è accompagnata da un grande racconto. Questa volta Sin City ha corrotto anche il suo regista…

A cura di Matteo Palmieri

 

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